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IL TELEFONO È STATO INVENTATO PER CASO

L’ha ideato lo scienziato italiano Meucci mentre lavorava nella sua fabbrica di candele. La scoperta gli è stata riconosciuta dopo una battaglia legale contro Bell durata 150 anni

C’erano una volta i segnali di fumo, il tamtam dei tamburi, i fuochi accesi sulle torri. Sebbene le prime forme di comunicazione a distanza siano comparse sin da epoche remote, il primo vero sistema di telecomunicazione compare in Francia alla fine del XVIII secolo. Si tratta del telegrafo ottico ideato e sviluppato dall’ingegnere parigino Claude Chappe, un dispositivo meccanico di comunicazione a distanza mediante segnalazioni semaforiche in grado di rappresentare un gran numero di simboli. Ma si deve aspettare fino al 1844, perché ai segnali ottici si sostituiscano i segnali elettrici, inviati lungo un cavo grazie all’introduzione del telegrafo ideato dall’inventore americano Samuel Morse. La sua diffusione fu rapidissima, ma presto fu soppiantato da uno strumento nuovo, il telefono, che per la prima volta permetteva lo scambio di conversazioni vocali in tempo reale, senza mediazione di codici e telegrafisti.

Il chiodo fisso di Meucci

La fabbrica è quella che il fiorentino Antonio Meucci, grande appassionato di scienza e politica, apre con l’amico Giuseppe Garibaldi a Staten Island, il sobborgo di New York dove si era trasferito nel 1850. Nella cantina della fabbrica si dedica, durante il tempo libero, a ricerche sull’elettricità e soprattutto su qualcosa che sogna da tempo: un congegno che permetta alle persone di parlare tra loro anche a grandi distanze.

Il primo risultato lo ottiene nel 1864 quando, per far comunicare la cantina con la stanza da letto della moglie malata, realizza il primo telefono funzionante. Meucci lo descrive così: «L’apparecchio consiste in un diaframma vibrante e in un magnete elettrizzato da un filo a spirale che lo avvolge. Vibrando il diaframma altera la corrente del magnete. Queste alterazioni di corrente, trasmesse all’altro capo del filo, imprimono analoghe vibrazioni al diaframma ricevente e riproducono la parola». L’invenzione è rivoluzionaria, ma la fabbrica di candele fallisce e Meucci è vittima di un grave incidente che lo costringe per mesi a letto.

Nel 1871, in assenza di soldi, cerca in tutti i modi di brevettare ufficialmente il telettrofono, come ha battezzato il suo apparecchio, ma si deve accontentare di una registrazione temporanea, rinnovabile annualmente al costo di 10 dollari, detta caveat. Questa cifra è troppo alta per le sue finanze e Meucci riesce a rinnovare il caveat solo per tre anni.

Approfittando delle sue difficoltà, nel 1876 l’ingegnere canadese di origine britannica Alexander Graham Bell presenta una domanda di brevetto per un telefono del tutto simile a quello di Meucci e ottiene il successo invano sperato dall’italiano. Inizia a questo punto una contesa per la paternità del telefono che durerà anni. La battaglia legale termina nel 1887 con una sentenza che, pur riconoscendo meriti a Meucci, è a favore di Bell. Giustizia è fatta solo l’11 giugno del 2002, quando il Congresso degli Stati Uniti finalmente riconosce Antonio Meucci come primo inventore del telefono.

Il telegrafo parlante

In un primo tempo, a usare intensamente i primi servizi telefonici sono i banchieri, gli agenti di cambio e le ferrovie, seguiti da imprenditori e professionisti. Il telefono, considerato un “telegrafo parlante” più rapido e comodo dell’apparecchio di Morse, si diffonde rapidamente e suscita fra la gente un entusiasmo così documentato in un articolo comparso sul mensile Popular science del marzo 1878: «Quando cominciamo a usare un telefono per la prima volta, in questa esperienza c’è un senso di stranezza, quasi di stoltezza. Non è dignitoso parlare senza un ascoltatore e sembra assurdo rivolgersi a un pezzo di ferro, tuttavia dobbiamo rispettare di più questo metallo perché non è affatto sordo. Il diaframma del microfono, la sua sottile piastra di ferro, è sensibile a tutte le delicate sfumature di suono come il timpano di un essere vivente». Negli anni successivi il telefono si fa sempre più facile da usare. Perde la manovella di chiamata e il microfono e il ricevitore si fondono in un corpo unico: nasce la “cornetta”, o microtelefono, e l’apparecchio diventa più leggero, compatto e facile da usare. Nella seconda metà del Novecento i designer iniziano a inventare nuove forme, facendo ampio uso di plastiche e colori, e il disco combinatore è sostituito dalla tastiera. Via via il telefono si correda di nuovi accessori: segreteria telefonica, fax, cercapersone, contascatti, vivavoce, rubriche automatiche, videotel. Finché, esattamente 40 anni fa, ha inizio la nuova rivoluzione, quella del cellulare, che libera dalla schiavitù della postazione fissa.

Hanno copiato Star Trek

Confessa Martin Cooper, l’ingegnere americano capo dei laboratori Motorola e “padre” del cellulare, che l’idea di creare un telefono portatile gli frullava nella testa fin dalla metà degli anni Sessanta, quando guardava la serie televisiva Star Trek ed era rimasto colpito dal congegno tascabile che il capitano Kirk usava per comunicare con la sua Enterprise. Così si era detto, perché non realizzarlo davvero? In quegli anni, la telefonia mobile esisteva già, ma gli apparecchi, simili a una grossa valigetta, erano montati su automobili e prelevavano l’energia necessaria direttamente dalla batteria della
vettura. Non potevano accedere direttamente al network telefonico, ma dovevano passare da un operatore. Cooper si mette al lavoro con il suo team e all’inizio del 1973 ha fra le mani un prototipo funzionante, il DynaTAC 8000X. Il primo cellulare della storia pesa 1,3 kg, ha una batteria che dura 30 minuti e impiega 10 ore a ricaricarsi, non ha display ed è dotato solo di una tastiera numerica. È quanto basta perché il 3 aprile di quell’anno, da una strada di Manhattan, Cooper riesca a chiamare il suo principale rivale Joel Engel, capo dei “Bell labs”, per vantarsi del suo successo. Ci vogliono però dieci anni perché il primo cellulare arrivi sul mercato: soprannominato “the brick”, il mattone, perché è alto 25 cm e pesa 800 grammi, è messo in vendita il 6 marzo 1983 a un prezzo di 3.995 dollari. A trent’anni di distanza da quel primo esemplare dotato solo di un piccolo display a led e di una lunga antenna, il telefonino si è evoluto diventando prima sempre più piccolo e leggero e poi sempre più complesso e ricco di funzioni, tanto da rivaleggiare per prestazioni e funzioni anche con i computer. Oggi non ne possiamo più fare a meno.


La prima telefonata della storia

La effettuò Alexander Bell il 10 marzo 1876. Pare che il contenuto della conversazione con l’amico e collega Watson, che si trovava nella stanza accanto, sia stato: «Mr. Watson, come here, I want to see you” (“Signor Watson, venga qui, voglio vederla”)».

Numeri di telefono
L’idea di dotare ogni telefono di un numero identificativo risale al 1878, qua-n do negli Usa fu compilato il primo elenco di 50 numeri conferiti a utenti di New Haven, nel Connecticut. Prima di allora, infatti, era necessario chiedere a un operatore il trasferimento della chiamata verso un determinato abbonato. In Italia il primo vero servizio telefonico ha avuto inizio nel 1881 con l’attivazione della linea al signor Giovanni Uberti, che ebbe il numero 1 di Roma. Alla fine di quell’anno gli abbonati erano già 900.

Il numero più costoso
È il 666-6666 che nel 2006 è stato venduto in Qatar in un’asta di beneficenza a un cliente dell’operatore Q.Tel per la vertiginosa cifra di 2,16 milioni di euro.

Teleselezione
Il sistema è nato nel 1951 negli Usa con la prima chiamata senza centralino fra la città di Englewood, nel New Jersey, e quella di Almeida, in California. In Italia il sistema è stato introdotto in modo graduale a partire dal 1957.

L’ultima chiamata
È quella che si potrebbe fare in caso di morte apparente dalla bara con telefono, proposta al salone del lusso “Luxury & Yacht” di Verona. Dotata di un sistema di telesoccorso, che funziona tramite una batteria al litio garantita per mesi, dà la possibilità di far partire una chiamata al numero telefonico selezionato dalla famiglia o, in alternativa, di lanciare un messaggio di aiuto in 50 lingue. Impreziosita da una lamina in oro 24 carati e interni in seta, la “bara della sicurezza” costa 280mila euro.


Così è cambiato il telefonino

  • 1973 La prima telefonata dal prototipo della Motorola.
  • 1983 Ingresso sul mercato del primo cellulare Dynatac 8000X.
  • 1989 Nasce il primo telefono “leggero”, il MicroTac 9800X.
  • 1992 Arriva il primo cellulare Gsm Nokia 1011.
  • 1996 Si possono inviare e ricevere mail con il Nokia 9000.
  • 2000 L’Ericsson R380 è il primo a dotarsi di schermo touch.
  • 2002 Arrivano sul mercato i primi cellulari con fotocamera.
  • 2003 I BlackBerry sono i primi veri smartphone ad affermarsi.
  • 2007 La Apple mette in commercio il primo iPhone.
  • 2013 Nasce Galaxy S4 della Samsung che si può manovrare
    con gli occhi.
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