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NON SONO MAI NATI COSÌ TANTI GEMELLI

Negli ultimi 50 anni, nei Paesi più sviluppati il loro numero è addirittura raddoppiato. Per i ricercatori è “colpa” di un picco ormonale che si verifica intorno ai 35 anni, età alla quale, sempre più spesso, le donne mettono al mondo figli. Attenzione però: il dato riguarda solo i gemelli dizigoti, cioè quelli che nascono da due cellule uovo diverse

Non sono più l’eccezione di un tempo: gli ultimi dati demografici confermano che di gemelli non ce ne sono mai stati così tanti come negli ultimi quarant’anni. L’incremento riguarda però solo i dizigoti: quelli cioè che nascono da due cellule uovo fecondate da altrettanti spermatozoi, e non, come i monozigoti, da un’unica cellula uovo che si divide in due parti uguali, compreso il Dna.

Questi ultimi, infatti, nascono da sempre nella stessa proporzione in tutte le popolazioni del mondo: 3-4 parti ogni mille. A cercare le cause del fenomeno sono tre demografi, il francese Gilles Pison e i suoi colleghi olandesi Christiaan Monden e Jeroen Smits, che hanno esaminato i dati delle nascite dal 1975 in 32 Paesi del mondo, Italia compresa. I ricercatori hanno constatato che nel mondo occidentale i parti di gemelli dizigoti non solo sono aumentati, ma in alcune nazioni sono addirittura raddoppiati.

Negli Stati Uniti, per esempio, se nel 1975 se ne verificavano 9,5 ogni mille partorienti, nel 2012 il numero era salito a 16,9. In Danimarca, Grecia, Olanda, Norvegia, Spagna, Svizzera il “tasso di gemellarità dizigotica” è addirittura salito dal 9-10 per mille a oltre il 20. In Italia è passato dal 10,1 per mille al 13.

Il “boom” dei dizigoti

La ragione è insieme demografica e biologica. Oltre al diffondersi delle tecniche di procreazione assistita, nei Paesi sviluppati le donne, per ragioni economiche e sociali, tendono a formare una famiglia sempre più tardi ed è proprio dopo i 35 anni che hanno un picco gli ormoni responsabili della produzione di cellule uovo. Capita quindi più spesso che nello stesso mese si verifichi una doppia ovulazione e non una sola.

Storicamente considerata un indicatore di alta fertilità, la gemellarità ha anche una componente genetica. Questo spiegherebbe sia la sua ricorrenza in alcune famiglie sia la differenza tra diverse etnie. Tra gli asiatici, per esempio, i parti gemellari sono più rari, solo 4 su mille, mentre tra gli africani sono più frequenti. Per capire quali siano i meccanismi coinvolti i ricercatori hanno cercato le varianti geniche più frequenti tra le madri dei gemelli dizigoti concepiti senza ricorrere alla procreazione assistita. In questo modo sono state individuate due varianti: quella del gene Fshb, associato con alti livelli dell’ormone che stimola la maturazione dei follicoli ovarici, e quella dello Smad3, che potrebbe influenzare la risposta delle ovaie all’ormone follicolo-stimolante. La gemellarità, dunque, sarebbe favorita da almeno due condizioni: dal fatto che una donna produca più ormone della media e che abbia ovaie particolarmente sensibili alla sua azione. Possono comunque esserci anche altri fattori: a differenza dell’alimentazione che pare influire poco, alcuni dati sembrano suggerire che la doppia ovulazione sia più frequente in donne alte e tendenti al sovrappeso e in quelle che consumano caffeina e sigarette.

I monozigoti non sono identici

Per la ricerca scientifica i gemelli rappresentano una straordinaria opportunità per capire quanto contino i geni e quanto i fattori ambientali nello sviluppo di tratti complessi che vanno dall’intelligenza all’orientamento sessuale. Un gruppo internazionale di studiosi, con base nel Laboratorio di genetica del Centro nazionale per la ricerca sul cancro di Madrid, ha appena pubblicato uno studio su uno dei grandi misteri della genetica: perché tra gemelli identici concepiti da uno stesso ovulo possano verificarsi delle differenze.

Come è possibile che due persone, pur condividendo lo stesso patrimonio genetico, possano non solo avere idee diverse, ma anche un comportamento diverso, una diversa resistenza alle malattie, essere, in definitiva, differenti anche biologicamente?

Per scoprirlo, i ricercatori hanno analizzato 80 gemelli monozigoti, maschi e femmine, con un’età variabile da 3 a 74 anni, studiandoli sia dal punto di vista genetico sia dal punto di vista della personalità e degli stili di vita.

L’indagine ha confermato quanto sta emergendo sulla cosiddetta epigenetica, un termine che letteralmente significa “al di sopra della genetica”: un modello secondo il quale i fattori ambientali possono influenzare l’espressione di alcuni geni.

Nel caso dei gemelli, alcuni geni, pur essendo presenti in entrambi, potrebbero essere attivi in uno di essi e non nell’altro. Si è infatti scoperto che in età adulta oltre un terzo di loro mostra nette differenze di attivazione dei geni non riscontrabili nei primi anni di vita. Le loro risposte biologiche e comportamentali sono dunque dovute alla diversa risposta che un pur identico patrimonio genetico dà ai diversi stimoli ambientali.


I GEMELLI PIÙ FAMOSI DALL’ANTICA ROMA AI GIORNI NOSTRI

I gemelli hanno da sempre attirato la curiosità. Nel corso della storia, e da un popolo all’altro, sono stati portafortuna, addirittura semidei, ma anche vittime di superstizioni. Coppie famose hanno attraversato il mito e la storia, la religione e la scienza, le arti, lo sport e lo spettacolo.

Romolo e Remo
Mitici figli del dio Marte, secondo la leggenda furono allevati da una lupa. Ebbero un destino diverso: il primo fondò la città di Roma, il secondo perì nel tentativo di contrastarlo.

Benedetto e Scolastica
I due futuri santi nacquero nel 480 a Norcia e morirono nello stesso anno, il 547, a distanza di soli 40 giorni.

Marie, Cecile, Yvonne, Emilie e Annette Dionne
Nate a Callander (Canada) il 28 maggio del 1934 da una giovane coppia di agricoltori, le cinque sorelle Dionne rappresentano il primo parto quintuplo di gemelli identici documentato e con sopravvivenza totale. L’avvenimento, all’epoca così singolare, le trasformò in celebrità con conseguenze per il loro futuro non sempre piacevoli.

Paola e Rita Levi Montalcini
Nate nel 1909, una diventò pittrice, l’altra una scienziata insignita del Nobel per la medicina.

Alice ed Ellen Kessler
Tedesche ma italiane di adozione, oggi ottantunenni, sono state le più famose ballerine degli schermi televisivi.

Elvis Aaron e Jesse Garon Presley
Non tutti sanno che il re del rock Elvis era stato concepito con un gemello. Ma al momento della nascita, nel 1935, Jesse venne alla luce già morto, lasciando Elvis figlio unico.

Paolo e Piero Villaggio
Nati a Genova nel 1932, hanno seguito carriere diverse: Paolo, attore, ha recitato in oltre 60 film e fatto molta televisione. Piero è professore universitario.

Maurizio e Giorgio Damilano
Nati nel 1957, hanno dedicato entrambi la vita all’attività sportiva. Il successo è arriso soprattutto al primo, che ha ottenuto oro e record olimpico ai Giochi di Mosca del 1980 nella 20 km di marcia.

Scarlett e Hunter Johansson
Sono nati il 22 novembre 1984 a New York. Lei ha fatto una formidabile carriera cinematografica, lui ha recitato accanto a lei nel film Manny & Lo nel 1996.

Gisele e Patricia Bundchen
Nate il 20 luglio 1980, Gisele è una delle modelle più famose di tutti i tempi, Patricia le fa da manager.


Gli effetti transitori dei viaggi spaziali

La Nasa ha approfittato di due gemelli identici, gli astronauti Mark e Scott Kelly, per scoprire gli effetti dei viaggi spaziali sull’organismo umano. Dopo un anno nella Stazione spaziale internazionale, il Dna di Scott è cambiato rispetto a quello di Mark, rimasto a Terra. Le analisi, condotte dal genetista Christopher Mason della Cornell University di New York, hanno rivelato che i cambiamenti nell’attività dei geni di Scott sono simili ma più accentuati di quelli che sulla Terra sono dovuti a condizioni di stress, come modifiche nella dieta e nel sonno. Tali varianti potrebbero essere dovute alle condizioni particolari della permanenza nello spazio, come il dormire in assenza di gravità. Il cambiamento più insolito ha riguardato i telomeri, la parte terminale dei cromosomi la cui lunghezza determina la durata della vita di ciascuna cellula. Con il tempo essi tendono a ridursi, ma quelli di Scott si sono allungati rispetto a quelli di Mark, come se la permanenza nello spazio lo avesse “ringiovanito”. Il fenomeno è stato però transitorio, perché al ritorno sulla Terra le dimensioni dei telomeri sono tornate quelle precedenti il viaggio.

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